Nella scuola cinofili della Polizia di Stato a Nettuno Pastori tedeschi, Labrador, Malinois, Border Collie, Jack Russel e qualche meticcio imparano, giocando, a diventare 'agenti anticrimine' - Roma, 30 ott. (Ign)
Vanno allo stadio, lavorano in aeroporto, si calano dagli elicotteri, sniffano la droga a metri di distanza, fiutano il pericolo e sono pronti a difenderti fino alla morte. Sono i 201 poliziotti a quattro zampe addestrati al Centro coordinamento cinofili della Polizia di Stato di Nettuno. Nell’immensa tenuta a sud della Capitale, dove passano tutti i cani poliziotto d'Italia, tra corse, salti e palline colorate la squadra dei cani ‘in divisa’ si prepara ogni giorno a entrare in azione. Quattro - più la sezione speciale dei Nocs per l’antiterrorismo – i settori in cui vengono impiegati: l’ordine pubblico, l’antidroga, l’antiesplosivo e ricerca e soccorso. Ma non tutti i cani possono diventare dei buoni poliziotti.
“A seconda del lavoro che dovranno svolgere – spiega a Ign il dirigente del centro Mario Cardea – i cani devono avere determinate caratteristiche, innanzi tutto la possessività e la voglia di giocare. Entrambi requisiti fondamentali da sfruttare in allenamento”. Ma anche il carattere dell’animale gioca un ruolo fondamentale nella scelta del compito che gli verrà assegnato. L’‘agente’ da ordine pubblico, il famoso Rex del serial tv, è un cane multiruolo: lo possiamo incontrare negli stadi, è impiegato nella ricerca dei latitanti ma è anche preparato agli attacchi e a difendere il proprio conduttore. “Per far questo – dice Cardea - serve un cane forte, con una tempra tale che gli consenta di sopportare fatica e dolore, non deve avere paura degli spari ma allo stesso tempo non deve essere troppo impavido altrimenti rischia di sopraffare il conduttore e non eseguire gli ordini”.
Diverse le caratteristiche richieste ai cani dell’antidroga e della ricerca e soccorso. “La giocosità e la reattività sono il loro requisito fondamentale – chiarisce l’addestratore -. Se un cane è apatico non potrà mai essere un buon ‘cercatore’”. L’addestramento dei cani antidroga così come di quelli impiegati in ricerca e soccorso, si basa infatti tutta sul gioco seguito da una ricompensa che consiste in una pallina legata a un laccio data in premio al cane che ha fatto bene il suo lavoro. Lavoro che nel caso dell’antidroga consiste nell’individuare le sostanze stupefacenti nascoste all’interno di diversi contenitori. “Sfatiamo la legenda metropolitana assolutamente falsa che vuole i cani antidroga drogati – afferma perentorio Cardea – I cani cercano gli stupefacenti perché noi gli insegniamo ad associare l’odore di un quantitativo anche minimo di droga alla ricompensa del gioco. Grazie a un olfatto potentissimo – spiega l’istruttore – il cane riesce a individuare 225 milioni di particelle olfattive (contro il 15-20 milioni dell’uomo) e a fare una vera e propria analisi chimica delle sostanze riuscendo a rintracciare la droga anche in contenitori chiusi ermeticamente, mischiati ad altre sostanze odorose e persino nell’acqua”. L’olfatto è l’arma segreta anche dei cani da ricerca e soccorso. Il loro allenamento è una sorta di ‘nascondino’ fatto in spazi aperti, seguito sempre da ricompensa. “La peculiarità di questi cani sta nell’essere in grado di annusare le particelle che restano sospese in aria. L’animale non segue la traccia della persona – spiega Cardia – ma il movimento della terra: percepisce l’odore di un filo d’erba appena spezzato, del terreno smosso, di un insetto schiacciato e riesce a ricostruire un percorso”.
I cani antiesplosivo invece devono essere voraci. E’ la loro passione per il cibo, usato come ricompensa durante gli allenamenti, a renderli dei ‘cercatori’ provetti. “Noi usiamo 20 gamme di sostanze odorose – spiega Caldera – mischiamo i composti chimici ad alcuni alimenti e quando i cani rintracciano l’esplosivo gli diamo in cambio un croccantino speciale di cui sono ghiotti”.
Nelle loro ‘villette a schiera’di 20 metri quadri con acqua corrente e uno spazio aperto dove accoccolarsi al sole, Pastori tedeschi, Labrador, Malinois, Border Collie ma anche i piccoli Jack Russel e qualche ‘trovatello’ senza pedigree, aspettano che il loro ‘collega’ umano passi a prenderli per allenarsi insieme. “Il rapporto tra cane e conduttore – spiega Caldea – deve essere simbiotico. Alla base di un buon lavoro c’è infatti proprio il legame di fiducia e affetto che si instaura tra cane e uomo. Per questo, a ogni animale è abbinato sempre un unico conduttore che spesso, quando arriva il momento del congedo, si porta il cane a casa”.
Quanto alle razze “non c’è una pregiudiziale – spiegano alla Scuola dei cinofili - , ma è certo che l’animale deve avere determinate caratteristiche che, per la maggior parte si rintracciano nei Pastori tedeschi. Anche i Labrador tuttavia, con la loro voracità, sono molto adatti al servizio anti esplosivo così come i Jack Russel che sono piccoli e per questo riescono a infilarsi nei Tir per esempio, per fare i controlli”.
Ma anche i meticci in alcuni casi ‘vestono la divisa’. Così come è successo a Pedro, cagnone biondo di taglia medio-grande che era finito al canile della Muratella di Roma. Ma da qui, dopo essere stato adottato all’età di tre anni da uno dei conduttori del servizio cinofilo, ha dimostrato di avere tutte le doti necessarie per diventre un perfetto cane antidroga.
(articolo apparso su http://www.adnkronos.com)
lunedì 31 ottobre 2011
venerdì 15 luglio 2011
Pastore tedesco della Polizia canadese trova un bambino disperso
Il pastore tedesco Zak, in Canada, ha ritrovato un bambino di cui si erano perse le tracce e oramai si pensava al peggio.
Una famiglia di Vancouver era andata a trovare alcuni amici in campagna, a Kamloops in Canada, con i due bambini di 4 anni e di 21 mesi, appena arrivati erano rimasti in giardino a giocare.
Ma il più piccolo dei due, Seb, è uscito dal cancello e si è allontanato mentre il fratello, Roy, era sull’altalena che, non vedendo il fratellino, è corso a chiamare i genitori.
Una squadra della Polizia federale, di cui fa parte anche il pastore tedesco Zak, si è recata sul posto e il cane si è dato subito da fare a cercare il piccolo. Presa la via del bosco insieme al suo istruttore, il sergente Grant Learned.
Il bambino giaceva addormentato su un mucchio di foglie, ad un centinaio di metri dalla casa degli amici e Zak l’ha trovato nel giro di cinque minuti.
“Doveva essere stanco e spaventato, si è accucciato su qualcosa di morbido e si è messo a dormire. – Grant continua parlando di Zal - Zak è un cane incredibile. Il suo training è finito sei mesi fa ed è già uno dei nostri migliori cercatori. Ama il suo lavoro e ha un fiuto infallibile. Quando ha trovato il piccolo ha cominciato a leccarlo immediatamente in faccia, sia per riscaldarlo che per farlo riprendere, nel caso fosse svenuto”.
Learned ha aggiunto che il piccolo Seb ha reagito abbastanza bene alla vista del cane: non appena ha aperto gli occhi ha emesso un gridolino, forse di paura o di sorpresa, ma poi lo ha abbracciato.
Una storia con il lieto fine che motiva tutti i volontari a fare enormi sacrifici nell'addestramento.
Fonte: Kamloops News
Una famiglia di Vancouver era andata a trovare alcuni amici in campagna, a Kamloops in Canada, con i due bambini di 4 anni e di 21 mesi, appena arrivati erano rimasti in giardino a giocare.
Ma il più piccolo dei due, Seb, è uscito dal cancello e si è allontanato mentre il fratello, Roy, era sull’altalena che, non vedendo il fratellino, è corso a chiamare i genitori.
Una squadra della Polizia federale, di cui fa parte anche il pastore tedesco Zak, si è recata sul posto e il cane si è dato subito da fare a cercare il piccolo. Presa la via del bosco insieme al suo istruttore, il sergente Grant Learned.
Il bambino giaceva addormentato su un mucchio di foglie, ad un centinaio di metri dalla casa degli amici e Zak l’ha trovato nel giro di cinque minuti.
“Doveva essere stanco e spaventato, si è accucciato su qualcosa di morbido e si è messo a dormire. – Grant continua parlando di Zal - Zak è un cane incredibile. Il suo training è finito sei mesi fa ed è già uno dei nostri migliori cercatori. Ama il suo lavoro e ha un fiuto infallibile. Quando ha trovato il piccolo ha cominciato a leccarlo immediatamente in faccia, sia per riscaldarlo che per farlo riprendere, nel caso fosse svenuto”.
Learned ha aggiunto che il piccolo Seb ha reagito abbastanza bene alla vista del cane: non appena ha aperto gli occhi ha emesso un gridolino, forse di paura o di sorpresa, ma poi lo ha abbracciato.
Una storia con il lieto fine che motiva tutti i volontari a fare enormi sacrifici nell'addestramento.
Fonte: Kamloops News
lunedì 13 giugno 2011
Convincere o costringere? - di Alexa Capra
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A sedersi a comando.
A camminare al guinzaglio senza tirare.
A non rincorrere il gatto…
Avete due alternative:
convincerlo o costringerlo?
Per costringere un cane a fare qualcosa bastano un collare, un guinzaglio e un po’ di muscoli. Per convincerlo serve tempo e cervello. E’ più facile quindi scegliere la prima alternativa. Anche chi addestra cani, per lavoro o per diletto, prima o poi si trova inevitabilmente allo stesso bivio.
Le scuole di pensiero sono divise: c’è chi rifiuta ogni forma di coercizione. Le tecniche “dolci” fanno leva sulla motivazione, sulla collaborazione e soprattutto sulla perfetta comprensione del comportamento e dei meccanismi di apprendimento.
E’ la scuola “gentile”.
Chi preferisce i sistemi tradizionali, sfrutta le esperienze del passato nell’addestramento dei cani da utilità, la manipolazione fisica, la
dominanza, l’apprendimento in condizioni di stress.
E’ la scuola dei “duri”.
C’è anche chi si trova in una posizione intermedia: rifiuta la coercizione, e strumenti come il collare elettrico e il collare a punte, ma fa largo uso di metodi tradizionali, come lo strattone con il collare a strangolo nella condotta e nel richiamo.
E’ la "via di mezzo".
Non è facile premiare i comportamenti graditi. E’ più naturale vedere e correggere i comportamenti sgraditi. Sgridare il cane quando “sbaglia”. In questo modo non si risolvono i problemi: a volte si peggiorano! Cercare di strappare un oggetto di bocca al cane aumenta la possessività e la competizione: il cane impara a scappare, inghiottire in fretta o stringere le mandibole.
LA SCUOLA GENTILE
La scuola “gentile” è nata circa 20 anni fa negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Con la diffusione delle gare di sola obbedienza e più tardi dell’Agility, tutte le razze hanno avuto accesso ai campi di addestramento. Prima erano riservati alle razze da utilità: Pastore Tedesco, Dobermann, Boxer, Rottweiler e così via. Inoltre sono stati ammessi anche i cuccioli.
Questo ha portato a un forte cambiamento nell’approccio all’addestramento. Non si trattava di ottenere dei risultati con qualunque sistema. O di ottenerli in fretta. Si trattava di educare e addestrare il cane di casa, il cucciolo.
Si è cominciato a usare di più i premi. E di meno le punizioni. Finché qualcuno non ha cominciato a credere che per imparare sono più importanti i premi. E molto meno le punizioni.
L’apprendimento passa attraverso diversi stadi: la motivazione, il rinforzo, il condizionamento selettivo.
Il cane è libero di interagire con l’uomo e l’ambiente, e di scegliere la risposta che di volta in volta risulta più vantaggiosa.
La nuova filosofia è: premiare il comportamento gradito, e ignorare il comportamento sgradito. Il cane impara a riconoscere e preferire alcuni comportamenti, e quindi ad associarli a un comando.
LA SCUOLA DEI " DURI "
Anche nei campi di addestramento da utilità, dove gli allievi continuavano ad essere cani di grande taglia, selezionati per le prove di difesa, si cominciava a parlare di motivazione. Il cane non doveva solo eseguire un esercizio, doveva essere (o quantomeno sembrare) contento di eseguirlo.
In gara venivano premiati i più veloci e brillanti. Comparivano le prime palline, i primi bocconcini, le carezze di premio. Queste tecniche, non hanno però mai soppiantato i metodi coercitivi. Si continua a punire il cane perché non esegue l’esercizio richiesto, o non lo esegue nel modo richiesto. Il cane DEVE obbedire.
L’apprendimento passa attraverso due fasi: l’impostazione (spesso breve e non sempre gentile) e la fase di “correzione”: il cane viene punito ogni volta che sbaglia. Viene anche premiato quando esegue nel modo corretto (da qui la vecchia teoria del premio/punizione).
La filosofia tradizionale è: mettere il cane in condizione di non poter fare altro che quello che gli viene richiesto. Punirlo quando sbaglia finché non impara che l’unico modo per evitare la punizione è obbedire.
LA VIA DI MEZZO
Chi adotta la via di mezzo conosce i vantaggi di un approccio gentile. Ma è convinto di non poter ottenere obbedienza senza una prova di forza, una correzione, la sottomissione del cane. Tende quindi a confondere due aspetti ben distinti del rapporto con il cane: l’apprendimento e la gerarchia. La filosofia della via di mezzo è: vanno bene i metodi “gentili” e la motivazione, ma prima o poi è sempre necessario ricorrere alla forza e alla dominanza, ai metodi coercitivi.
L’errore di base della filosofia di mezzo (oggi la più diffusa) è confondere due elementi diversi: l’apprendimento e la gerarchia.
Prendete l’esercizio del seduto. Dal punto di vista tradizionale, significa che quando ordinate “siedi” il cane deve sedersi. Deve obbedire al primo comando, e in qualunque condizione. Giusto? SBAGLIATO.
State guardando l’esercizio dalla parte sbagliata: da quella dell’uomo invece che da quella del cane. Dalla fine invece che dall’inizio. E’ quello che succede con i metodi tradizionali.
giovedì 9 giugno 2011
Mantrailing: condizionamento negativo
Una cosa che purtroppo ho visto spesso anche in altre discipline fuori dal Mantrailing come la ricerca in superficie, è quella di bruciare le tappe e di aver fretta di fare tutto nel minor tempo possibile. Chi ha lavorato nell'addestramento in questo momento sta già sorridendo e forse sta pensando a quel conduttore, o a quell'altro... che hanno fatto passi da gigante all'inizio e poi improvvisamente... il crollo nella crisi più assoluta; chi invece pensa a se stesso sorride un po meno perché sa quanto ci è voluto a ricostruire tutto dall'inizio.
Un errore comune tra i principianti Mantrailer, a causa dell'ambizione di arrivare subito, è di portare il cane in Overstretching (letteralmente tirare troppo o sovraccaricare) non avendo la pazienza di aspettare che il cane maturi le sue competenze con esercizi appropriati.
Quali sono altri gli errori più comuni vengono fatti?
Ve ne dico uno che non è assolutamente da sottovalutare.
Un cane inizialmente deve essere corretto e quindi acquisisce esperienza e impara a lavorare in modo preciso e autonomo perché glielo insegniamo. Ma ecco il punto dove in agguato troviamo il tranello. Facciamo un esercizio e diciamo all'istruttore di non voler sapere dove si trova il figurante, in fondo siamo già molto bravi con il nostro cane. Vi ricordo che io sono del parere che il conduttore non deve mai sapere dove è passato il figurante. Ma allora? Dove sta il problema?
La natura umana è incline all'ingannare e a speculare. Chi di voi non ha mai cercato di vedere il figurante mentre si allontana, scagli la prima pietra! È proprio questo il problema. Se noi abbiamo un indizio o peggio, pensiamo di averlo, inevitabilmente condizioneremo il nostro cane.
Ma chi deve guidare? (forse capirete perché nelle auto di solito troviamo un solo volante)
Quando percorriamo il Trail nel nostro esercizio con un cane di un certo livello, non dovremmo fare altro che seguirlo. Il nostro compito è stargli dietro e gestire il guinzaglio in modo che non tocchi a terra, e nient'altro! Ricordate che è il cane, non voi che deve guidare, voi siete il passeggero e guai a voi se toccate il volante.
Ma si, lo so... alla partenza si è tutti stressati come se fossimo noi a dover annusare; e quì cominciano le paranoie... mentre lavoriamo vediamo che l'istruttore si ferma... allora pensiamo subito che siamo su un falso e condizioniamo il cane con il solo pensiero e atteggiamento, e torniamo indietro, e facciamo fare rotonde di controllo, e stressiamo il nostro povero cane. Mentre lavoriamo pensiamo e speculiamo su dove potrebbe essere andato a nascondersi il figurante... e nella maggior parte dei casi il cane alla fine va dove pensiamo noi e non dove lui sarebbe andato con un conduttore meno complicato dall'altra parte del guinzaglio. Ancora una volta condizioniamo il nostro cane.
Non sottovalutate mai questo aspetto!
Rex, il mio Pastore Tedesco, me lo ha confermato molte volte su come è sensibile rispetto ai miei atteggiamenti. Quando mi alzo dalla poltrona e Rex è sul tappeto nel suo angolino mi ignora quasi completamente, o diciamo che mi guarda con la coda dell'occhio. Ma quando penso: "ora mi alzo e porto fuori il cane a fare i suoi bisogni" ...quando mi alzo fa un balzo in aria e mi gira intorno entusiasta della mia scelta di alzarmi dalla poltrona per andare a spasso. Vi garantisco che non ho ancora capito bene quale indizio io lasci al cane.
Ora vi racconto un mio errore durante un esercizio, che è lo spunto di questo Post... Ci ho messo un mese a elaborare e capire il motivo di un certo comportamento di Rex. E proprio oggi credo da avere la risposta.
Mi trovavo ad un corso intensivo di addestramento di tre giorni per cani di superficie e Mantrailing. Quel giorno c'è stato preparato un esercizio notturno lungo un chilometro e mezzo. Una simulazione reale dove io come conduttore non sapevo nulla fino all'ultimo minuto prima della partenza.
L'esaminatore mi avrebbe chiamato via radio e dato le coordinate su dove trovarmi per ricevere le istruzioni della Polizia (simulate) e l'indumento.
Io ho percepito da una discussione che l'esaminatore faceva nel pomeriggio con i figuranti che per un po li avrebbe seguiti in macchina, non volevo sentire... ma ho sentito.
Inizia l'esercizio:
Quando inizia l'esercizio mi trovo sul posto e Rex mi fa una partenza molto buona e mi da una forte garanzia che è sulla pista giusta, proprio sulla strada asfaltata. Ad un certo punto lascia la strada si infila in ciò che a me sembrava una piazzetta. Fra me ho pensato... (ECCO L'ERRORE, NON DOVEVO PENSARE) ...ho pensato che se l'esaminatore seguiva i figuranti con l'auto era improbabile che fossero andati di li, Rex poi mi alza la testa gira da solo (da solo ero convinto io) e torna indietro continuando sulla strada. Io fra me e me ho pensato che Rex mi stava confermando ciò che era logico.
Ma poi dopo una cinquantina di metri sulla strada sono cominciate le difficoltà, negativi a destra, negativi a sinistra, negativi diritti... Ho lavorato per circa 40 minuti per poi piano piano tornare su quella fatidica piazzetta dove Rex mi ha riportato. Non era una piazzetta il buio della notte mi ha ingannato, ma era una stradina dove l'istruttore poteva benissimo seguire i figuranti stando in auto.
Grande Rex, ha lavorato molto bene, nonostante il mio condizionamento poi ha preso la pista giusta ma quei 40 minuti nei falsi di notte li abbiamo pagati in resistenza avendo bruciato le energie. Tutta colpa mia... e Rex non me l'ha nemmeno fatta pesare. Il più che mi dispiace è che io ho fatto cena ma Rex non ha ricevuto compenso per il suo ottimo lavoro. Sarebbe dovuto essere il contrario.
State attenti a non condizionare il cane, altrimenti gli esercizi saranno sempre più lontani da quella che è la realtà di una ricerca reale.
Alcune cose che potrebbero condizionare il cane di Mantrailing
- Osservare il comportamento di chi ci segue per capire se è giusto o no il lavoro
- Speculare su come potrebbe essere preparato l'esercizio
- Cercare di osservare il figurante mentre va a nascondersi
- Concludere che il cane è attratto da altro...
il resto ditemelo voi...
Un errore comune tra i principianti Mantrailer, a causa dell'ambizione di arrivare subito, è di portare il cane in Overstretching (letteralmente tirare troppo o sovraccaricare) non avendo la pazienza di aspettare che il cane maturi le sue competenze con esercizi appropriati.
Quali sono altri gli errori più comuni vengono fatti?
Ve ne dico uno che non è assolutamente da sottovalutare.
Un cane inizialmente deve essere corretto e quindi acquisisce esperienza e impara a lavorare in modo preciso e autonomo perché glielo insegniamo. Ma ecco il punto dove in agguato troviamo il tranello. Facciamo un esercizio e diciamo all'istruttore di non voler sapere dove si trova il figurante, in fondo siamo già molto bravi con il nostro cane. Vi ricordo che io sono del parere che il conduttore non deve mai sapere dove è passato il figurante. Ma allora? Dove sta il problema?
La natura umana è incline all'ingannare e a speculare. Chi di voi non ha mai cercato di vedere il figurante mentre si allontana, scagli la prima pietra! È proprio questo il problema. Se noi abbiamo un indizio o peggio, pensiamo di averlo, inevitabilmente condizioneremo il nostro cane.
Ma chi deve guidare? (forse capirete perché nelle auto di solito troviamo un solo volante)
Quando percorriamo il Trail nel nostro esercizio con un cane di un certo livello, non dovremmo fare altro che seguirlo. Il nostro compito è stargli dietro e gestire il guinzaglio in modo che non tocchi a terra, e nient'altro! Ricordate che è il cane, non voi che deve guidare, voi siete il passeggero e guai a voi se toccate il volante.
Ma si, lo so... alla partenza si è tutti stressati come se fossimo noi a dover annusare; e quì cominciano le paranoie... mentre lavoriamo vediamo che l'istruttore si ferma... allora pensiamo subito che siamo su un falso e condizioniamo il cane con il solo pensiero e atteggiamento, e torniamo indietro, e facciamo fare rotonde di controllo, e stressiamo il nostro povero cane. Mentre lavoriamo pensiamo e speculiamo su dove potrebbe essere andato a nascondersi il figurante... e nella maggior parte dei casi il cane alla fine va dove pensiamo noi e non dove lui sarebbe andato con un conduttore meno complicato dall'altra parte del guinzaglio. Ancora una volta condizioniamo il nostro cane.Non sottovalutate mai questo aspetto!
Rex, il mio Pastore Tedesco, me lo ha confermato molte volte su come è sensibile rispetto ai miei atteggiamenti. Quando mi alzo dalla poltrona e Rex è sul tappeto nel suo angolino mi ignora quasi completamente, o diciamo che mi guarda con la coda dell'occhio. Ma quando penso: "ora mi alzo e porto fuori il cane a fare i suoi bisogni" ...quando mi alzo fa un balzo in aria e mi gira intorno entusiasta della mia scelta di alzarmi dalla poltrona per andare a spasso. Vi garantisco che non ho ancora capito bene quale indizio io lasci al cane.
Ora vi racconto un mio errore durante un esercizio, che è lo spunto di questo Post... Ci ho messo un mese a elaborare e capire il motivo di un certo comportamento di Rex. E proprio oggi credo da avere la risposta.
Mi trovavo ad un corso intensivo di addestramento di tre giorni per cani di superficie e Mantrailing. Quel giorno c'è stato preparato un esercizio notturno lungo un chilometro e mezzo. Una simulazione reale dove io come conduttore non sapevo nulla fino all'ultimo minuto prima della partenza.
L'esaminatore mi avrebbe chiamato via radio e dato le coordinate su dove trovarmi per ricevere le istruzioni della Polizia (simulate) e l'indumento.
Io ho percepito da una discussione che l'esaminatore faceva nel pomeriggio con i figuranti che per un po li avrebbe seguiti in macchina, non volevo sentire... ma ho sentito.
Inizia l'esercizio:
Quando inizia l'esercizio mi trovo sul posto e Rex mi fa una partenza molto buona e mi da una forte garanzia che è sulla pista giusta, proprio sulla strada asfaltata. Ad un certo punto lascia la strada si infila in ciò che a me sembrava una piazzetta. Fra me ho pensato... (ECCO L'ERRORE, NON DOVEVO PENSARE) ...ho pensato che se l'esaminatore seguiva i figuranti con l'auto era improbabile che fossero andati di li, Rex poi mi alza la testa gira da solo (da solo ero convinto io) e torna indietro continuando sulla strada. Io fra me e me ho pensato che Rex mi stava confermando ciò che era logico.
Ma poi dopo una cinquantina di metri sulla strada sono cominciate le difficoltà, negativi a destra, negativi a sinistra, negativi diritti... Ho lavorato per circa 40 minuti per poi piano piano tornare su quella fatidica piazzetta dove Rex mi ha riportato. Non era una piazzetta il buio della notte mi ha ingannato, ma era una stradina dove l'istruttore poteva benissimo seguire i figuranti stando in auto.
Grande Rex, ha lavorato molto bene, nonostante il mio condizionamento poi ha preso la pista giusta ma quei 40 minuti nei falsi di notte li abbiamo pagati in resistenza avendo bruciato le energie. Tutta colpa mia... e Rex non me l'ha nemmeno fatta pesare. Il più che mi dispiace è che io ho fatto cena ma Rex non ha ricevuto compenso per il suo ottimo lavoro. Sarebbe dovuto essere il contrario.
State attenti a non condizionare il cane, altrimenti gli esercizi saranno sempre più lontani da quella che è la realtà di una ricerca reale.
Alcune cose che potrebbero condizionare il cane di Mantrailing
- Osservare il comportamento di chi ci segue per capire se è giusto o no il lavoro
- Speculare su come potrebbe essere preparato l'esercizio
- Cercare di osservare il figurante mentre va a nascondersi
- Concludere che il cane è attratto da altro...
il resto ditemelo voi...
giovedì 2 giugno 2011
Guardami! - di Alexa Capra
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| Rex guardami! |
A me gli occhi!
Guardo i grandi occhi tondi, le pupille dilatate del cocker fulvo, mi sta fissando. Mi fissa negli occhi. Houston... abbiamo un problema, mi sussurra la vocina dentro la testa. Controllo il respiro, e continuo a lavorare. Il cane sembra rilassarsi. Però continua a fissarmi. Dopo alcuni minuti, ho una illuminazione “Hai insegnato al tuo cane a guardarti negli occhi?” “Sì, mi hanno spiegato che così aumento la sua attenzione verso di me”
“Oh...” “Perché, non va bene?” “Non saprei, io preferisco non rinforzare mai con il cibo i comportamenti sociali”. Voglio sapere se un cane mi sta fissando perché è minaccioso, senza chiedermi se fissare negli occhi gli è stato insegnato a forza di click e bocconcini. Lo sguardo svolge ha una importanza fondamentale nella comunicazione sociale, ed è importante che mantenga la funzione e il significato di comunicazione sociale.
Avere attenzione dal proprio cane non si misura in quante volte o per quanto tempo il cane ci guarda in viso, ma in quanto è attento alle nostre informazioni, quanto valore da a noi e alle nostre informazioni. Nell’obbedienza sportiva insegno al cane a ascoltare i segnali anche quando non sta guardando il conduttore. Non gli insegno a guardarlo in viso, e non uso cibo per pagare questo comportamento, l’attenzione sociale viene rinforzata attraverso il contatto, la voce, la possibilità di fare qualcosa insieme, di divertirsi.
educazione cane
“Watch me!”
Conferenza internazionale dedicata agli istruttori cinofili, Bruges, 2002. Sono molto curiosa di vedere la dimostrazione pratica di una relatrice che mi è piaciuta molto, Patricia Mc Connel (”All’altro capo del guinzaglio”). E’ sul palco, e viene introdotto in sala un maschio di pastore svizzero bianco. Il cane, ci spiegano, ha problemi di aggressività verso gli altri cani, soprattutto al guinzaglio (sic).
La relatrice americana prende un bocconcino, con voce un po’ stridula dice “watch me!” e non appena il cane la guarda, click e bocconcino. Dopo varie ripetizioni viene introdotto in sala un secondo cane. Il pastore viene distratto con il cibo, e rinforzato quando guarda in viso il proprietario. Applausi.
Ho rivisto varie volte questo tipo di dimostrazioni, forse anni fa ho persino usato questa tecnica, ma oggi non la ritengo molto utile ed efficace. Distogliere l’attenzione del cane con del cibo può aiutare il proprietario a gestire la situazione, ma in che modo aiuta il cane? Secondo la mia esperienza, esiste un forte rischio di indurre uno stato di evitamento: il cane non guarda ciò che lo preoccupa.
Se il lavoro è sistematico, il cane può persino non osare più guardare. Non solo: la capacità del cane di relazionarsi con ciò che lo preoccupa non cambia nel tempo, non migliora. Io voglio che il cane guardi, e voglio vedere la sua reazione. Voglio vedere a che distanza reagisce, come reagisce, se le sue capacità di controllare le proprie emozioni e scegliere altri comportamenti aumenta nel tempo. Non ho fretta, non mi interessa “risolvere” il problema in tre sessioni di lavoro; non ho paura di perdere il controllo del cane, perché uno o mille bocconi non cambieranno la sua capacità di relazionarsi con il suo reale problema. La mia filosofia è usare i comportamenti sgraditi come indicatori della capacità del cane di fare o non fare di meglio, e lavorare non alla manifestazione del problema, ma alle cause e alle competenze del cane.Una strada che molti troveranno più complessa e impegnativa, ma che nella mia esperienza garantisce migliori risultati, e tutela maggiormente il benessere del cane.
martedì 31 maggio 2011
Cosa è il BackTrail e a cosa serve
A volte un disperso può entrare in una strada laterale, cambiare idea, fermarsi, ritornare sulla strada principale e continuare il suo percorso come se fosse passato diritto. È utile saper seguire una traccia che ritorna su se stessa durante la ricerca di un disperso? Molti sono dell'idea che entrare su una pista che ritorna su se stessa sia una perdita di tempo e ritardi solo il ritrovamento del disperso; questi credono che basti che il cane sappia seguire la traccia più fresca e quindi saltare quel pezzo di tracciato è un vantaggio.
Con il metodo di Gabriella Trautmann che insegnamo in Mantrailing-Europe non la pensiamo così!
Sono d'accordo che saper leggere la traccia più fresca è un vantaggio e ci fa guadagnare molto tempo nella ricerca. In alcuni esercizi tracciamo appositamente delle piste fresche e meno fresche di tre ore per aiutare il cane a distinguere la differenza.
L'esempio che faccio spesso è quello del cercatore di funghi che parte ogni giorno dalla sua cascina in zone diverse; non saper distinguere la traccia più fresca vorrebbe dire percorrere tutte le uscite che la persona ha fatto senza risultato con una notevole perdita di energie e di tempo.
Quando tracciamo le piste per gli esercizi spesso siamo molto precisi, troppo precisi, ma nella realtà il disperso può essere in stato confusionale, inseguito da malviventi o disorientato semplicemente perché ha perso la strada ed è spaventato. Insegnare il cane Il BackTrail può essere di grande utilità in queste situazioni.
Per la polizia che segue un malvivente con un cane molecolare è utile seguire la traccia proprio come è stata percorsa così da permettere la ricostruzione della fuga. Questo può permettere di ritrovare oggetti o indizi che il malvivente aveva con se e ricostruire nei dettagli la fuga. In lina di principio questo ha un senso.
Ma ho anche imparato che il BackTrail (tornare sul sentiero) è molto utile nella ricerca di dispersi per capire dove la persona è andata effettivamente.
Supponiamo che siamo alla ricerca di una persona depressa suicida, una persona con il morbo di Alzheimer, una persona in stato di shock dopo un incidente o semplicemente un bambino che ha perso la sua strada.
Come avranno percorso la loro strada queste persone?
È improbabile che abbiano percorso un tragitto netto dal punto di partenza al punto di arrivo. È più probabile che abbiano girovagato in vie laterali percorrendo avanti e indietro diversi tratti del tracciato. Forse alcuni si sono messi a sedere o hanno dormito dietro qualche cespuglio. Passando da questi punti precisi il cane Mantrailing ci può aiutare a percorrere delle zone importanti con alte probabilità di trovare indizi, per esempio oggetti personali, indumenti fazzoletti, ecc...
Se il cane non ha la competenza del BackTrail può succedere che entando in una di queste vie laterali (dove il disperso è tornato sulle sue tracce) nel punto dove il disperso ha deciso di tornare il cane potrebbe segnalare un negativo al suo conduttore come se il disperso da li non ha più continuato il suo cammino o come se fosse salito su un auto.
Molti conduttori in questa situazione si fermerebbero disorientati senza la capacità di ritornare sulla via principale e non riuscendo più capire la situazione concludono che il cane ha perso la traccia; altri in questa situazione sarebbero tentati di condizionare il cane a continuare ma sappiamo che condizionare il cane è il peggior errore che possiamo fare nel Mantrailing, ricordate che l'unico strumento per "vedere" le molecole del disperso è il naso del vostro cane.
Possiamo quindi concludere che insegnare la competenza del BackTrail al cane non ci farà perdere tempo prezioso in ricerca ma ci aiuterà a percorrere fedelmente la via del disperso aumentando le probabilità di trovare indizi importanti.
Ricordate che costruire una competenza specialistica come il BackTrail necessita che siate seguiti e aiutati da un istruttore competente, altrimenti se non insegnato con il metodo corretto potrebbe far crollare quello che avete costruito fino a qui.
Buon BackTrail a tutti ;-)
Con il metodo di Gabriella Trautmann che insegnamo in Mantrailing-Europe non la pensiamo così!
Sono d'accordo che saper leggere la traccia più fresca è un vantaggio e ci fa guadagnare molto tempo nella ricerca. In alcuni esercizi tracciamo appositamente delle piste fresche e meno fresche di tre ore per aiutare il cane a distinguere la differenza.
L'esempio che faccio spesso è quello del cercatore di funghi che parte ogni giorno dalla sua cascina in zone diverse; non saper distinguere la traccia più fresca vorrebbe dire percorrere tutte le uscite che la persona ha fatto senza risultato con una notevole perdita di energie e di tempo.
Quando tracciamo le piste per gli esercizi spesso siamo molto precisi, troppo precisi, ma nella realtà il disperso può essere in stato confusionale, inseguito da malviventi o disorientato semplicemente perché ha perso la strada ed è spaventato. Insegnare il cane Il BackTrail può essere di grande utilità in queste situazioni.
Per la polizia che segue un malvivente con un cane molecolare è utile seguire la traccia proprio come è stata percorsa così da permettere la ricostruzione della fuga. Questo può permettere di ritrovare oggetti o indizi che il malvivente aveva con se e ricostruire nei dettagli la fuga. In lina di principio questo ha un senso.
Ma ho anche imparato che il BackTrail (tornare sul sentiero) è molto utile nella ricerca di dispersi per capire dove la persona è andata effettivamente.
Supponiamo che siamo alla ricerca di una persona depressa suicida, una persona con il morbo di Alzheimer, una persona in stato di shock dopo un incidente o semplicemente un bambino che ha perso la sua strada.
Come avranno percorso la loro strada queste persone?
È improbabile che abbiano percorso un tragitto netto dal punto di partenza al punto di arrivo. È più probabile che abbiano girovagato in vie laterali percorrendo avanti e indietro diversi tratti del tracciato. Forse alcuni si sono messi a sedere o hanno dormito dietro qualche cespuglio. Passando da questi punti precisi il cane Mantrailing ci può aiutare a percorrere delle zone importanti con alte probabilità di trovare indizi, per esempio oggetti personali, indumenti fazzoletti, ecc...
Se il cane non ha la competenza del BackTrail può succedere che entando in una di queste vie laterali (dove il disperso è tornato sulle sue tracce) nel punto dove il disperso ha deciso di tornare il cane potrebbe segnalare un negativo al suo conduttore come se il disperso da li non ha più continuato il suo cammino o come se fosse salito su un auto.
Molti conduttori in questa situazione si fermerebbero disorientati senza la capacità di ritornare sulla via principale e non riuscendo più capire la situazione concludono che il cane ha perso la traccia; altri in questa situazione sarebbero tentati di condizionare il cane a continuare ma sappiamo che condizionare il cane è il peggior errore che possiamo fare nel Mantrailing, ricordate che l'unico strumento per "vedere" le molecole del disperso è il naso del vostro cane.
Possiamo quindi concludere che insegnare la competenza del BackTrail al cane non ci farà perdere tempo prezioso in ricerca ma ci aiuterà a percorrere fedelmente la via del disperso aumentando le probabilità di trovare indizi importanti.
Ricordate che costruire una competenza specialistica come il BackTrail necessita che siate seguiti e aiutati da un istruttore competente, altrimenti se non insegnato con il metodo corretto potrebbe far crollare quello che avete costruito fino a qui.
Buon BackTrail a tutti ;-)
lunedì 30 maggio 2011
Tosse dei canili
Il nome scientifico di tale malattia è "Tracheobronchite infettiva canina" e come dice il nome stesso colpisce esclusivamente il cane, è di natura infettiva (nel caso specifico è dovuta all’associazione di virus, Adenovirus 2 canino (CAV2) e virus parainfluenza (PI), e batteri, Bordetella bronchiseptica), è altamente contagiosa e quindi si trasmette facilmente da animale ad animale e determina un’infezione a carico della trachea e successivamente dei bronchi. È “volgarmente” detta Tosse dei canili perché è tipica di realtà ad alta densità animale, come i canili appunto ma anche le pensioni, i rifugi e le aree verdi dedicate ai cani, in cui il sovraffollamento e la promiscuità sono forti fattori di stress che determinano un abbassamento delle difese immunitarie favorendo la virulentazione degli agenti infettivi scatenanti la malattia.Può colpire cani di ogni età, ma soprattutto cuccioli o animali debilitati perché hanno un sistema immunitario più debole, e si manifesta con comparsa improvvisa di tosse intensa e forte accompagnata in un secondo momento da espettorato vischioso bianco-giallastro imponente; tale tosse viene esacerbata da stati di eccitazione, esercizio fisico o semplicemente dalla pressione sul collo da parte del collare. A causa dello sforzo della tosse possono manifestarsi episodi di vomito in particolar modo dopo i pasti. A tali sintomi si accompagna anche spossatezza dell’animale, irrequietezza con riduzione dell’appetito e, in caso di mancata attuazione di una terapia medica, sviluppo di una polmonite batterica secondaria.
La terapia medica è abbastanza semplice e risolutiva ma deve essere fatta per 15 giorni (il cane deve essere comunque valutato dal medico veterinario curante prima della sospensione) e prevede: il riposo dell’animale per almeno 7 giorni, evitando sia l’esercizio fisico sia fattori causa di eccitazione, per ridurre al minimo la continua irritazione delle prime vie aeree da parte della tosse; l’impiego di antibiotici per combattere l’infezione batterica, di antinfiammatori per ridurre il fastidio tracheobronchiale responsabile della tosse, di antitussigeni e a volte di espettoranti per accelerare l’evacuazione del muco bronchiale e favorire il processo di guarigione.
Vaccino per la tosse dei canili:
è un vaccino particolare, attivo contro il virus Parainfluenzale e contro la Bordetella Bronchiseptica, 2 dei vari agenti della cossidetta Tosse dei Canili, malattia respiratoria caratterizzata appunto da tosse, ad alta contagiosità, quindi particolarmente esposti i cani che vivono a stretto contatto fra di loro.
E' consigliato pertanto vaccinare i cani che si trovano a dover stare a stretto contatto con molti suoi simili, soprattutto al chiuso. Per precauzione in un gruppo di lavoro e di addestramento tutti i cani devono essere vaccinati.
Questo vaccino non tutela da tutte le tossi esistenti, ma solo quelle causate dai 2 agenti patogeni pocanzi menzionati. Può succedere che un cane vaccinato contragga comunque la tosse dei canili, ma la sintomatologia sarà lieve e di breve durata, pochi giorni, a dispetto invece di un soggetto non vaccinato, che l'avrà in forma grave e cronica, restando malato a volte per mesi.
Controindicazioni del vaccino: si può formare un grosso nodulo indolente, che scompare nel giro di un paio di mesi.
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